Salmo 13 – Fino a quando, Signore? Canterò al Signore che mi ha Beneficato
Salmo 13 – Fino a quando, Signore?
Canterò al Signore che mi ha Beneficato
✍️ Foto: Antonino – INOPES Services
Salmo 13 – Fino a quando, Signore?
Canterò al Signore che mi ha Beneficato
📖 Il Salmo di oggi
Salmo 13
1 Al maestro del coro. Salmo di Davide.
2 Fino a quando, Signore? Mi dimenticherai per sempre?
Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?
3 Fino a quando nell’anima mia addenserò pensieri,
tristezza nel mio cuore tutto il giorno?
Fino a quando su di me prevarrà il mio nemico?
4 Guarda, rispondimi, Signore mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte,
5 perché il mio nemico non dica: «L’ho vinto!»
e non esultino i miei avversari se io vacillo.
6 Ma io nella tua fedeltà ho confidato;
esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
canterò al Signore, che mi ha beneficato.
✨ Antonino – INOPES Services ✨
🌱 Cosa mi dice oggi questo Salmo
«Fino a quando, Signore? Mi dimenticherai per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?».
Il Salmo 13 è il più breve dei salmi, ma forse il più intenso. Quattro «fino a quando» che esplodono come altrettanti pugni sul tavolo. Davide non ha paura di dire a Dio come si sente. Si sente dimenticato. Abbandonato. Solo. Il nemico prevale. Il cuore è pieno di tristezza tutto il giorno. I pensieri si accavallano, pesanti, opprimenti. E Dio sembra lontano. Silenzioso. Assente.
Quante volte abbiamo pregato così. Quando il dolore non finisce. Quando la preghiera sembra non essere ascoltata. Quando la notte è lunga e il mattino tarda ad arrivare. «Fino a quando, Signore?». Non è una bestemmia. È la preghiera più vera. È il grido di chi non si rassegna al silenzio di Dio, ma continua a cercarlo, a chiamarlo, a sperare che, prima o poi, risponda.
Davide chiede: «Guarda, rispondimi, Signore mio Dio, conserva la luce ai miei occhi, perché non mi sorprenda il sonno della morte». Non ha paura della morte fisica. Ha paura di una morte peggiore: perdere la fede, perdere la speranza, perdere la luce negli occhi. Che il nemico possa dire: «L'ho vinto!». Che gli avversari esultino per la sua caduta.
È la paura di chi sa che la sua forza non è in se stesso, ma in Dio. Se Dio si allontana, lui cade. Se Dio tace, lui vacilla. Se Dio nasconde il volto, lui brancola nel buio.
Eppure, in mezzo a questo grido angosciato, c'è un «ma». Un «ma» che cambia tutto. «Ma io nella tua fedeltà ho confidato». Non dice «nella mia forza». Non dice «nelle mie opere». Dice «nella tua fedeltà». La fiducia di Davide non è in se stesso. È in Dio. Anche quando Dio tace, Lui è fedele. Anche quando si nasconde, Lui è presente. Anche quando tutto sembra crollare, Lui è la roccia.
E allora la tristezza si trasforma in gioia. Il grido diventa canto. «Esulterà il mio cuore nella tua salvezza, canterò al Signore, che mi ha beneficato».
Non canta perché il nemico è stato sconfitto. Non canta perché i problemi sono finiti. Canta perché ha sperimentato che, anche nel buio, Dio non lo ha abbandonato. Canta perché la fedeltà di Dio è più grande della sua sofferenza. Canta perché è stato beneficato, cioè ha ricevuto un bene che non meritava: la salvezza, la presenza, l'amore.
Io, nella mia vita, ho imparato che il «fino a quando» è una preghiera legittima. Dio non si offende se gli chiediamo quanto tempo ancora. Lui stesso, in Gesù, ha gridato sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Il grido di Davide è anche il grido di Gesù. Ed è il mio grido. Ed è il tuo.
Ma ho imparato anche che, dopo il grido, viene l'affidamento. Non sempre i nemici scompaiono. Non sempre il dolore finisce. Ma qualcosa cambia dentro. La luce negli occhi si riaccende. Non perché tutto sia risolto, ma perché si è certi che Dio non ci ha dimenticati. Il suo volto, prima nascosto, ora si rivela. Non in un lampo, ma in un filo di luce che basta per andare avanti.
Alla fine, Davide canta. Non perché tutto sia andato come voleva lui. Ma perché ha riscoperto che Dio è fedele. E che la sua fedeltà è più forte della morte, più forte del nemico, più forte della tristezza.
E tu? Quando ti sembra che Dio si sia dimenticato di te, hai il coraggio di gridare il tuo «fino a quando»? O ti chiudi nel silenzio e nella rassegnazione? E dopo il grido, sai anche cantare, fidandoti della sua fedeltà anche quando non vedi la salvezza?
❓ Una domanda per te (e per me)
«Quando Dio tace e il dolore si prolunga, hai il coraggio di gridare il tuo "fino a quando"? O ti rassegni al silenzio? E dopo il grido, sai anche cantare, fidandoti della sua fedeltà anche quando non vedi la salvezza?»
📌 Il progetto che continua
Questo cammino fa parte di un percorso più ampio. Puoi vedere gli altri tasselli qui:
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