Salmo 5 – Al mattino ascolta la mia voce
Salmo 5 – Al mattino ascolta la mia voce
✍️ Foto: Antonino – INOPES Services
Salmo 5 – Al mattino ascolta la mia voce
📖 Il Salmo di oggi
Salmo 5
1 Al maestro del coro. Per flauti. Salmo di Davide.
2 Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole:
intendi il mio lamento.
3 Sii attento alla voce del mio grido,
o mio re e mio Dio,
perché a te, Signore, rivolgo la mia preghiera.
4 Al mattino ascolta la mia voce;
al mattino ti espongo la mia richiesta e resto in attesa.
5 Tu non sei un Dio che gode del male,
non è tuo ospite il malvagio;
6 gli stolti non resistono al tuo sguardo.
Tu hai in odio tutti i malfattori,
7 fai perire chi dice menzogne.
Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta.
8 Io, invece, per il tuo grande amore,
entro nella tua casa;
mi prostro verso il tuo tempio santo
nel tuo timore.
9 Guidami, Signore, nella tua giustizia
a causa dei miei nemici;
spiana davanti a me la tua strada.
10 Non c’è sincerità sulla loro bocca,
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto,
la loro lingua seduce.
11 Condannali, o Dio,
soccombano alle loro trame;
per i tanti loro delitti disperdili,
perché a te si sono ribellati.
12 Gioiscano invece quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Proteggili, perché in te si allietino
quelli che amano il tuo nome,
13 poiché tu benedici il giusto, Signore,
come scudo lo circondi di benevolenza.
✨ Antonino – INOPES Services ✨
🌱 Cosa mi dice oggi questo Salmo
«Al mattino ascolta la mia voce; al mattino ti espongo la mia richiesta e resto in attesa».
Il Salmo 5 è la preghiera del mattino. Davide si sveglia, e la prima cosa che fa è rivolgersi a Dio. Non al telefono. Non ai pensieri. Non alle preoccupazioni. A Dio.
«Porgi l'orecchio, Signore, alle mie parole. Intendi il mio lamento». Davide non ha paura di dire a Dio come sta. Non usa parole educate e formali. Sfoga il suo cuore. «Intendi il mio lamento». Sa che Dio non si offende per la sua sincerità. Anzi, l'ascolta volentieri, perché è il grido di un figlio.
Poi c'è una verità che fa paura, ma che è necessaria: «Tu non sei un Dio che gode del male». Dio non si compiace della nostra cattiveria. Non è contento quando pecchiamo. Non è come noi, che a volte proviamo gusto nel vedere il nemico cadere. Dio è santo. Il male lo respinge. Non perché è cattivo, ma perché è buono. E il bene non può stare con il male.
«Non è tuo ospite il malvagio… Tu hai in odio tutti i malfattori, fai perire chi dice menzogne. Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta». Parole dure, vere. Dio odia il male, non chi lo fa? No, qui dice che odia i malfattori. Eppure sappiamo che Dio ama tutti, anche i peccatori. Come si spiega? Forse così: Dio ama la persona, ma detesta ciò che la persona fa quando sceglie il male. È un amore che soffre, non un amore che acconsente.
Ma Davide non si ferma qui. Dice: «Io, invece, per il tuo grande amore, entro nella tua casa». È la fiducia del figlio. «Tu sei giusto con i malvagi, ma io so che con me sei misericordioso». Non perché io sia migliore degli altri, ma perché Tu, Signore, sei grande nell'amore.
«Guidami, Signore, nella tua giustizia a causa dei miei nemici; spiana davanti a me la tua strada». Davide non chiede a Dio di uccidere i nemici. Chiede di essere guidato, di avere la strada spianata. Perché sa che se cammina con Dio, i nemici non possono nulla. Non sono loro il problema. La sua fedeltà è il problema. O meglio, la soluzione.
E poi la descrizione dei malvagi: «Non c'è sincerità sulla loro bocca, è pieno di perfidia il loro cuore; la loro gola è un sepolcro aperto, la loro lingua seduce». Il sepolcro è la morte. Chi parla male, chi inganna, chi seduce con le parole, ha la morte in gola. Le sue parole puzzano di cadavere.
Davide chiede a Dio di giudicare i malvagi, di farli soccombere alle loro stesse trame. Non per vendetta, ma per giustizia. Perché il male non può trionfare per sempre. Prima o poi, la verità viene a galla.
Ma l'ultima parola non è per i malvagi. È per i giusti, per quelli che si rifugiano in Dio: «Gioiscano invece quanti in te si rifugiano, esultino senza fine. Proteggili, perché in te si allietino quelli che amano il tuo nome, poiché tu benedici il giusto, Signore, come scudo lo circondi di benevolenza».
Ecco la nostra speranza. Non siamo noi a proteggerci. È Dio che ci protegge. Come uno scudo, ci circonda di benevolenza. Non di giudizio. Non di condanna. Di benevolenza. Di amore gratuito. Di misericordia.
Allora, al mattino, quando mi sveglio, voglio imparare a dire come Davide: «Signore, ti espongo la mia richiesta e resto in attesa». Non pretendo risposte immediate. Non esigo miracoli. Resto in attesa. Perché so che Lui ascolta. E quando ascolta, prima o poi, risponde.
Questa è la mia fiducia. E la vostra?
❓ Una domanda per te (e per me)
«Come inizi la tua giornata? Corri subito dietro alle cose del mondo o ti fermi un momento a pregare, a dire a Dio come ti senti, ad aspettare la sua guida? E quando vedi il male trionfare, ti arrabbi o ti affidi alla giustizia di Dio?»
📌 Il progetto che continua
Questo cammino fa parte di un percorso più ampio. Puoi vedere gli altri tasselli qui:
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